Epoch

Più che un cortometraggio, si tratta di un’esperienza per gli occhi. Trovate uno schermo in alta definizione e un buon audio, passate a tutto schermo, spegnete le luci, sedetevi comodi, fate in modo che nessuno vi disturbi per dodici minuti. Poi godetevelo.

Poesia pigreca 2017

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Anche quest’anno alcuni alunni di terza si sono cimentati nella sublime arte della poesia pigreca: se non ricordate le regole del gioco, leggete questo vecchio articolo.

Abbiamo quattro poesie finaliste, con caratteristiche molto diverse tra loro. Le pubblico qui sotto, omettendo il nome dell’autore e accompagnandole con un breve commento tecnico. Solo una delle poesie ha un titolo; per le altre ho semplicemente usato il primo verso, come usano fare le antologie letterarie in casi analoghi.

Potete votare la vostra poesia preferita rispondendo al sondaggio in fondo all’articolo: ci sono 8 punti in palio per il vincitore!

Tra i soli e fiori


Tra i soli e fiori profumati, il giglio rosso fra canti floreali. Cavallino bellino, salterino, che un ufo guardava bene, mentre il cugino ride per Ugo. Cigliege che la piccola contadina vende.

Lo stupendo fratello vede i contadini gioiosi.

[Questa poesia di 39 parole rappresenta le prime 40 cifre: in questo caso, è stata usata la convenzione per cui “punto e a capo” rappresenta lo zero. L’errore di ortografia è da considerarsi una licenza poetica.]

Vai a casa e dormi


Vai a casa e dormi,
taciturno il mondo.
Perché sei bravo
pensando diversità passate.

[Questa poesia contiene 14 parole.]

IL GIORNO E LA NOTTE


Sei e sarà
e notte diventerà
tu, sempre caldo
sei giorno!
Gloriosa, amorevole giornata
tempestar sei tu,
notturna, buia.

[Questa poesia contiene alcuni errori: la parola “giorno” dovrebbe avere 5 lettere, la parola “giornata” dovrebbe averne 7, tra “tu” e “notturna” manca una parola di 3 lettere. In conclusione, può essere considerata una poesia pigreca solo per le prime 10 parole.]

Tre è solo l’ombra


Tre è solo l’ombra
Archimede ne scoprì parti dal greco
scoperte culturali scienza geometria
che la sua analogia recò follia
lo uccise Roma con una facilità
che lo ingannò facendolo perir.

[Questa poesia contiene 32 parole; forse 33, considerando la convenzione per cui il “punto e a capo” finale vale 0.]

Adesso a voi la parola: votate la poesia che ritenete migliore, rispettando le caratteristiche di una buona poesia pigreca, che deve essere:

  • lunga;

  • facile da ricordare;

  • bella, o almeno divertente.

A cosa serve la matematica?

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Credo che questa sia la domanda che gli insegnanti di matematica si sentono fare più spesso. Quando lo chiedete a me, cerco di rispondere — cerco sempre di rispondere a tutte le domande — ma la risposta che vi dò è sempre sbagliata, o quantomeno incompleta. In effetti, si può rispondere in molti modi, a seconda delle situazioni.

In questo TED talk, Eduardo Saenz de Cabezon risponde a modo suo, con un linguaggio semplice e divertente (ci sono i sottotitoli, se non ve la cavate bene con lo spagnolo).

[Dovrebbe apparire qui sotto, ma se avete problemi seguite questo collegamento.]

Se invece preferite un’opinione più approfondita e meglio motivata, provate a leggere questo articolo di Douglas Corey.

Il rigore più lungo del mondo

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Qualche tempo fa avevo promesso ai miei allievi di seconda — che spesso millantano grandi conoscenze calcistiche, ma disdegnano le buone letture — di mettere una piccola pezza alla loro sesquipedale ignoranza.

Mantengo la promessa riproponendo un vecchio filmato, per comodità diviso in due parti.

Quei matti di Totem leggono Osvaldo Soriano:


Del perché quest’estate non vi ho dato i compiti per le vacanze

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bimbo-lampione

Ormai lo sapete tutti, perché le voci in paese circolano velocemente. Ora, per chi ha un po’ di pazienza, vorrei provare a motivare la mia scelta.

Nella mia carriera ho da sempre cercato di preparare istruzioni per una vacanza “attiva”, a volte piuttosto dettagliate. Negli ultimi anni ero arrivato a quella che si avviava a diventare una formula definitiva, o quasi: lo dico con un certo pudore, perché mi piace cambiare qualcosa tutti gli anni, e credo anche che sia giusto farlo.

Ad essere onesto, non funzionava.

Accadeva che gli allievi migliori — i più motivati, i più puntigliosi, i più controllati, i più coscienziosi, i più professionali, chiamateli pure come volete voi — seguivano le istruzioni in maniera puntuale; invece gli altri — quelli che ne avrebbero avuto maggiormente bisogno — lavoravano comunque poco e male, e talvolta quel poco era frettolosamente copiato negli ultimi giorni di vacanza. Dopo due settimane di scuola capitava sempre che alcuni fossero già in difficoltà.

Prevengo un’obiezione, che molti mi fanno a questo punto: la situazione potrebbe migliorare punendo gli alunni che non fanno i compiti. Come se questi alunni prendessero poi dei buoni voti, e ci fosse il problema che non li hanno meritati; il punto è invece che questi alunni sanno poco o niente, che non mancano le occasioni di dar loro pessimi voti, e non c’è nessuna utilità in una loro ulteriore umiliazione.

La tendenza a dare istruzioni per l’estate era in una certa contraddizione con ciò che ho sempre detto e pensato: le vacanze sono il momento della libertà, quindi il momento più nobile e decisivo dell’anno, quello in cui possiamo dimostrare a noi stessi e al mondo di che pasta siamo fatti veramente. Per questo mi si stringe il cuore notando che molti usano la scusa delle vacanze per scollegare il cervello.

Vedevo la contraddizione, ma cedevo alle richieste di molti — studenti e genitori — che erano in difficoltà con una gestione libera del proprio tempo: avere una ricetta da seguire è molto più semplice, oltre ad essere meno rischioso. Quindi alla fine anch’io facevo il compito, producendo la mia “lista” annuale.

Mentre — come ogni anno — ripensavo a queste cose, ha cominciato a girare in Rete una lista di compiti decisamente inconsueta. Intendiamoci: liste del genere compaiono ogni anno, sono utilissime come esche “acchiappa-clic” e a volte c’è anche da dubitare della loro autenticità. In questo caso, però, la lista è stata per me l’occasione di mettere a tema la questione, in un contesto non lavorativo, ma semplicemente parlando da genitore con altri genitori. Ho dovuto constatare, con una certa sorpresa, che in molte famiglie si vive l’esperienza dei compiti delle vacanze in modo traumatico, come una sorta di violenza perpetrata ai danni degli alunni, e spesso anche dei genitori. Questo è il contrario della libertà, ma è anche il contrario della cultura e dell’apprendimento.

In conclusione, quest’anno ho deciso di scommettere sulla vostra libertà. Qualcuno dirà che non siete all’altezza, che siete ancora troppo piccoli: sono gli stessi che tra pochi anni si lamenteranno del fatto che non crescete mai. Non vi do liste, e tantomeno vi chiedo di seguire la lista di cui abbiamo parlato prima, che è pensata per particolari alunni di un particolare liceo e con la quale sono in disaccordo su diversi punti, in primis per il fatto che è scritta in Comic-Sans. La mia speranza è semplicemente che qualcuno di voi, mentre fa una meritata siesta su un prato, si lasci rubare l’attenzione da un ragno che tesse la sua tela e rimanga una mezz’ora ad osservarlo; magari gli verrà voglia di documentare il fatto con qualche foto, disegno, o parola scritta. E magari a settembre gli verrà voglia di raccontarlo a tutti. Spero viceversa che nessuno stampi la voce Aracnidi di Wikipedia nell’ultima sera utile, senza neanche leggerla.

Vi lascio un grande potere ma, come ci siamo ripetuti spesso, da un grande potere derivano grandi responsabilità. A settembre vedremo se, come e perché il nuovo sistema avrà funzionato o meno: il metodo scientifico serve anche a questo. Per esempio, Dan Meyer è uno dei miei insegnanti preferiti: una volta non dava compiti per casa, ma poi ha cambiato idea. Io faccio il contrario: in un caso o nell’altro, non c’è niente di male a cambiare idea. Magari entrambi la cambieremo di nuovo.

Buone vacanze a voi e alle vostre famiglie. I commenti sono liberi, quelli motivati sono graditi. Come sempre, sono a vostra disposizione: avete sempre il mio indirizzo email, vero?

P.S.: le voci circolano, quindi non è improbabile che qualche alunno della futura prima legga queste pagine. A loro — e ai loro genitori — suggerisco di leggere questo articolo, tratto da Pensare in matematica, il blog che considero uno dei miei più autorevoli punti di riferimento.

P.P.S.: La foto — presa dal sito de La Stampa — mostra un giovane allievo per il quale questo articolo è totalmente inutile.

Contro il collegamento

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Domani iniziano gli esami, con lo scritto di Italiano: in bocca al lupo a tutti!

Ho ritrovato un vecchio articolo: è stato scritto per la maturità dell’anno scorso, ma mi sembra molto utile anche per gli esaminandi. C’è quello che avrei voluto dirvi per i collegamenti della tesina, ma non sono riuscito a farmi capire. Pazienza, magari vi sarà utile tra qualche anno (o sarà utile ai più giovani).

Clicca qui per leggere l’articolo.